Una mente vagante è una mente infelice: perché e come possiamo stare meglio?

snoopy

L’esperienza di “pensare ad altro” mentre stiamo facendo qualcosa è comune a tutti noi. E’ un modo di agire che mettiamo tutti in atto, chi più chi meno.
Essere completamente immersi, concentrati e focalizzati in quello che stiamo facendo è tutt’altro che facile, soprattutto considerando che viviamo in una società che non fa altro che incoraggiare una sorta multitasking state of mind e una continua interferenza dall’esterno in ciò che stiamo facendo.

Non mi riferisco soltanto al lavoro o ad altre attività che si rifanno all’area del dovere, ma anche quando siamo immersi in qualcosa di piacevole quanto davvero siamo lì con la nostra mente?

Proviamo a pensare ad una passeggiata sull’argine di un fiume: il vento è leggero e gradevole, c’è un bellissimo sole che ci scalda, il rumore delle scarpe da ginnastica sulla ghiaia segna il nostro ritmo di crociera, i colori ci riempiono gli occhi, le leggere increspature sull’acqua ci infondono serenità. Ma la nostra mente è davvero ferma a queste percezioni? O è impegnata a pensare alla cena da preparare, all’incontro emozionante che ci attende stasera, alla dura giornata di lavoro che abbiamo appena terminato, all’attesissima vacanza che tra poche settimane intraprenderemo…?

Riflettendo su me stessa mi sono accorta che nel mio caso specifico è una mia costante quella di essere perennemente altrove con la mia mente. Mentre faccio cose piacevoli e spiacevoli, rivolta a pensieri piacevoli o spiacevoli… poco importa. Ma faccio un’enorme fatica a fermarmi sul momento presente.

Come ho fatto ad accorgermene?

Sin dai primi giorni della mia formazione rimanevo sempre colpita dalla frase “Dovrebbe imparare a stare nel qui ed ora”, che sentivo pronunciare spesso e di cui non coglievo a fondo il significato e l’importanza.
Recentemente sto incontrando spesso le pratiche di Mindfulness e Mindful Eating nella mia formazione e finalmente sto cogliendo l’importanza di “Essere nel momento presente” ed esercitare consapevolmente la capacità di accorgersi quando stiamo divagando con la nostra mente e riportarla a quello che stiamo facendo, con gentilezza.

mindfulness

Una bella sfida per me e per tutti, ma che vale decisamente la pena intraprendere. Perchè?

Ed ecco arrivati all’argomento di oggi; vorrei spiegarvi ciò che è emerso da uno studio di Killingsworth e Gilbert pubblicato ancora nel 2010, che si chiama “A Wandering Mind is an Unhappy Mind”, cioè “Una mente vagante è una mente infelice”.

I ricercatori hanno sviluppato una app per Iphone attraverso la quale hanno chiesto a 250mila persone provenienti da 83 paesi diversi di rispondere a tre semplici domande:

  • Come ti senti in questo momento?
  • Cosa stai facendo?
  • Stai pensando a qualcos’altro invece che a quello che stai facendo?

Le risposte possibili a quest’ultima domanda erano:

  • No
  • Sì, qualcosa di piacevole
  • Sì, qualcosa di neutro
  • Sì, qualcosa di spiacevole.

I risultati mostrano che le menti delle persone divagano frequentemente (47% dei casi) e in almeno nel 30% dei casi questo avveniva durante qualsiasi attività esse stessero facendo, fatta eccezione del sesso.

Sorprendentemente la natura dell’attività che le persone svolgevano non influenzava la divagazione mentale e nemmeno la piacevolezza dei pensieri su cui le persone si concentravano.

La ricerca mostra chiaramente come le persone siano meno felici quando la loro mente divaga, anche rispetto a persone impegnate in attività poco piacevoli ma che riescono a rimanere focalizzate su ciò che stanno facendo.
Pensare a qualcosa di felice mentre stiamo facendo qualcosa di non piacevole, quindi, non sembra essere una buona strategia.

Un altro dato molto interessante è che, nonostante si sia sempre considerato il cattivo umore come causa della divagazione mentale, in realtà è ben chiaro come quest’ultima sia la causa e non la conseguenza dell’infelicità.
Quindi non è vero che pensiamo ad altro perché siamo di cattivo umore, ma piuttosto siamo di cattivo umore quando pensiamo ad altro.

Inoltre, quello a cui pensiamo è un predittore molto più affidabile della nostra felicità piuttosto che quello che facciamo.
Possiamo essere impegnati nell’attività più piacevole del mondo, ma se stiamo pensando a qualcos’altro non ci darà comunque gioia.

Killingsworth e Gilbert concludono dicendo che: “A human mind is a wandering mind and a wandering mind is an unhappy mind” (la mente umana è una mente vagante e una mente vagante è una mente infelice).

Ad oggi un gran numero di protocolli di Psicoterapia applicabili a diverse problematiche si rifanno a questo semplice principio, includendo al loro interno pratiche di Mindfulness, di cui vorrei parlarvi presto.

Ma da adesso, se abbiamo capito l’importanza di “Stare nel momento presente”, proviamo a introdurre questa buona abitudine nelle nostre vite di tutti i giorni, accorgendoci quando la nostra mente se ne va da un’altra parte e provando a fare lo sforzo di prenderla per mano e riaccompagnarla su ciò che stiamo facendo.

Buona pratica!

Bibliografia: http://www.danielgilbert.com/KILLINGSWORTH%20&%20GILBERT%20(2010).pdf

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