Serial killers: uomini o donne?

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Nell’immaginario comune il serial killer, l’assassino di tre o più vittime distanziate nel tempo, è sempre un uomo.

Eppure un serial killer su sei è proprio una donna. La differenza è che i crimini seriali commessi da donne tendono ad avere meno riscontro mediatico, forse perché il diniego di una possibile tendenza femminile alla violenza è parte della nostra cultura.

In un nuovo studio sulle donne serial killers grazie al sito murderpedia.org sono state identificate 64 assassine seriali degli USA che hanno agito tra il 1821 e il 2008.

Queste donne si sono macchiate di almeno 331 delitti (con una media di 6 vittime a testa). L’età media del primo omicidio è di 32 anni.

Al differenza del luogo comune che vede le donne incapaci di compiere crimini estremi, le killers di questo studio hanno avvelenato, soffocato, bruciato, fatto a pezzi, sparato e preso a randellate neonati, bambini, anziani, persone ammalate e in salute; la maggior parte di loro conoscevano l’assassina e si fidavano ciecamente di loro. Molte delle donne killers svolgevano professioni tipicamente femminili come infermiera e baby-sitter. Erano più attraenti fisicamente rispetto alla media; questo potrebbe averle aiutare nel guadagnarsi la fiducia delle loro vittime.

I moventi più riportati erano di tipo economico, sessuale, la ricerca del potere la “ricerca del brivido”.

Tra le frasi riportate dalle donne assassine di questa ricerca citiamo:

I bambini mi infastidivano, quindi ho deciso di ucciderli
Mi piace andare ai funerali; sono felice quando qualcuno sta per morire
La mia ambizione è uccidere più persone di quanto chiunque abbia mai fatto“.

Un’ impressionante differenza rispetto ai serial killers uomini è l’assenza di violenza e perversione sessuale. Da questo studio si evince come le donne uccidano per avere dei vantaggi, mentre la loro controparte maschile uccida principalmente per sesso. Questo dato trova un riscontro nella Teoria dell’evoluzione che postula come la spinta evolutiva maschile sia rappresentata dalla ricerca di opportunità sessuali multiple, mentre quella femminile sia trovare un partner con sufficienti risorse.

Un risultato allarmante di questa ricerca è anche la scoperta di un nuovo trend; dal 1975 vi è stato un incremento del 150% nel numero di serial killers femminili.

Sensibilizzare la nostra conoscenza nei confronti del fenomeno dei serial killers e delle loro caratteristiche potrà essere utile in futuro per minimizzare il numero delle potenziali vittime e massimizzare gli interventi di prevenzione attuati nei confronti di individui vulnerabili, per far sì che si distacchino da comportamenti devianti come quelli dell’assassinio seriale.

Questo è quello che ci dicono Harrison e colleghi in “Female serial killers in the United States: means, motives, and makings” in “The Journal of Forensic Psychiatry & Psychology” di Gennaio 2015.

E voi, cosa ne pensate?

Contenuto reperito tramite BPS Research Digest

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